No.

Parli di me? No, non parlo di te.

Io non parlo mai di te, ci provo ogni tanto ma qualcosa mi blocca, la paura che diventi tutto reale forse, che se dicessi il tuo nome ad alta voce capirei di sbagliare ogni cosa e mi metterei a piangere e non voglio più piangere e restare immobile. Sono stanca di stare al mio posto come la brava bambina che a scuola sa tutte le risposte e al suono della campanella non corre via per accaparrarsi la pizza più buona o il gioco adorato, ma resta seduta senza muovere un muscolo, come un soldatino. Un soldatino di porcellana che se lo fai cadere si rompe in mille pezzi e non li puoi più rimettere insieme.

Ecco, io mi sento così, come porcellana. Come una bambola dai boccoli d’oro, seduta, scintillante, composta, liscia, fredda, ma se cado poi non mi riaggiusto. Sono stata sul baratro così tante volte da sentire anche da lontano il pericolo del precipizio, ma come una stupida in queste situazioni mi ci caccio da sola e mi piace. Mi piace. Mi piaci. Te l’ho detto? Ti penso spesso. Te l’ho detto?

Finirò in mezzo a giocattoli vecchi che non piacciono più, occhi vitrei, sorriso scintillante, pelle di porcellana, merletti nel vestito, polvere addosso e cuore a pezzi.

Ma tanto non è importante. Non lo è. No.

Maledette distanze.

E poi arriva lui, non te lo saresti mai aspettato, eppure ti piace, gli piaci, passate ore a parlare e vorresti non finissero mai, ridete, vi raccontate tutto, ogni canzone ti fa pensare a lui, perfino Killing In The Name dei RATM, e allora? Cos’è che non va?

Semplice, vive a mille km da te.

Perché è normale, se una cosa è troppo bella per essere vera, nasconde una fregatura.

Che poi, ovviamente la propria città non è sprovvista di uomini affascinanti, però lui è diverso, e non riesci a guardare più nessuno.

Vi  vedete e la giornata scorre così veloce che non ti rendi neppure conto che è ora di riprendere il treno.

In questi casi cosa si fa?

Si va avanti? Se hai 20 anni ti direi di sì, perché il tempo per mettere i piedi per terra ce l’hai ancora tutto davanti a te.

Si chiude? Se hai 28 anni ti direi di sì, perché vuoi una famiglia, vuoi qualcuno che ti stia accanto tutti i giorni ed intendo accanto fisicamente.

Ripetersi che non è giusto non farà accorciare i chilometri e allora vai avanti con la tua vita, sapendo che quel giorno rimane e nessuno può portartelo via. Mai.

La mia perla di oggi è: La vita è una merda, ma le distanze sono peggio.

E.

Ho avuto quattro amori nella mia vita, tutti diversi, tutti più o meno forti, ma solo uno mi ha cambiata.

Solo uno mi ha fatto dubitare della forza dell’amore, l’ultimo.

Era il mio migliore amico ancor prima di diventare il mio fidanzato, era una delle poche persone che mi faceva ridere, ridere di gusto, ridere finché non hai più fiato e ti fa male la pancia, ed è stato anche una delle poche persone che mi ha fatta piangere, piangere finché non hai più fiato, piangere finché non ti fa male la pancia.

La nostra storia è durata tre anni, tre anni pieni di passione, di tenerezza, ma anche di ansie e litigi di quelli brutti, da pugni sui muri, urla e paura di rovinare tutto.

La nostra storia è durata tre anni, i tre anni più belli della mia vita, perché con me c’era lui e non avevo bisogno di altro.

Adesso, dopo un anno dalla fine, quando mi guardo indietro, rivedo solo due persone che si amavano ma che non erano abbastanza forti da far durare quell’amore nonostante tutto.

Queste sono le parole che vorrei fargli leggere ma che non avrò mai il coraggio di inviare, perché in fondo è meglio così:

A volte mi capita di pensarti, e quando mi torni in mente mi ricordo della favola. Nella favola ci siamo io, tu ed un immenso amore, un amore folle che non ti fa respirare, che ti fa sorridere e volerne ancora e ancora. La mia favola con te è stata piena di giorni meravigliosi, di ore che avrei voluto si fermassero in eterno, ma anche di porte sbattute in faccia e momenti che non rivivrei neanche sotto tortura, e adesso che finalmente riesco a passare oltre sento il bisogno di dirti che sei stato il grande amore, ma ora sto bene, respiro, e non ci sei più.”

E non ci sei più.

Regina del divano

WhatsApp, maledetto, WhatsApp.

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Prima di continuare il racconto della mia sfigata vita sentimentale, vorrei fare una piccola deviazione, prendendo in considerazione l’app che tutti noi amiamo/odiamo:

WhatsApp.

Da quando la tecnologia ci ha offerto questo modo immediato, ma soprattutto gratuito, per comunicare, le nostre giornate ruotano attorno alla famosa domanda “Ma perché cazzo non mi scrive?“. Molto bene, io sono una delle centomila persone che si pone questo quesito almeno venti volte al giorno.

Analizziamo i 10 motivi del silenzio da parte dei nostri oggetti del desiderio:

1. Non gli interessi.

2. Non gli interessi.

3. Non gli interessi.

4. Non gli interessi.

5. Non gli interessi.

6. Non gli interessi.

7. Non gli interessi.

8. Non gli interessi.

9. Non gli interessi.

10. E’ morto.

Ora che abbiamo scoperto le loro motivazioni, possiamo benissimo cambiare il nostro oggetto del desiderio e, ricordate, se non ti cerca la verità è che non gli piaci abbastanza.

Regina del divano

 

Se non ti scrive il primo dell’anno, non ti scrive tutto l’anno.

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“Anno nuovo, vita nuova”. Ma sarà proprio vero?

Noi, povere single, ci attacchiamo all’idea che questa frase sia vera e la ripetiamo ossessivamente dallo scoccare della mezzanotte di capodanno finché non ci rendiamo conto che quello che ci faceva deprimere, fino a qualche ora prima, non cambia.

Io oggi dico “Anno nuovo, stessa merda ma differente consapevolezza“. Basta sperare che lui ci chiami, ci mandi un messaggio, ci suoni al citofono dicendoci “E’ te che voglio“, perché, se non l’ha fatto prima, non lo farà poi, a meno che non ci ritroviamo catapultate in un film con Drew Barrymore.

Quindi, il mio consiglio è, guardiamo avanti perché sono sicura che le cose andranno meglio, per me, per voi e per l’amore.

Un augurio di un buon anno consapevole, da un’inguaribile romantica sfigata.

Regina del divano

Ce l’hai il fidanzato?

E’ Natale, nell’aria risuonano gli Wham! con Last Christmas, Mariah Carey con All I Want For Christmas Is You e l’immancabile Bublé che le canta tutte, ma soprattutto il famoso quesito “Allora? Ce l’hai il fidanzato?“.

Noi, povere single, siamo costrette a sorbirci questa favolosa domanda ad ogni festa comandata o riunione di parenti e l’unico modo elegante di rispondere è “Eh, zia/nonna/cugina/bisnonna/zio/nonno/parente di cui non ho mai saputo il nome, ancora no” accompagnata da un sorriso così forzato che neanche la cicatrice del Joker.

Ma cosa vorremmo rispondere in realtà?

“Andatevene tutti affanculo!”

“Ancora questa domanda? No, non ce l’ho, morirò zitella. Ok?”

“Non mi vuole nessuno perché, molto probabilmente, sono una stronza!”

“Vi odio, voi e le vostre domande demmerda!”

Ma, d’altronde a Natale bisogna essere più buoni, quindi preparate il vostro sorriso migliore ed aspettate con pazienza il giorno in cui risponderete “Sì, vorrei presentarvi Tizio, duca di Edimburgo”.

Buon Natale.

Regina del divano

Il tempo delle medie.

“Domani c’è il compito di francese, dai che questa volta deve andare bene”

“E’ uscito il nuovo album delle Spice Girls, io faccio Victoria”

“Oddio, vengono i Backstreet Boys a Carràmba! Che sorpresa”

 

Erano questi pensieri a far parte delle nostre giornate, quando non avevamo paura di restare soli, quando non eravamo spaventati all’idea di non trovare un lavoro, quando avevamo ancora tempo di crescere e decidere delle nostre vite.

In quegli anni conobbi Riccardo, il belloccio della scuola, bravo studente con lo sguardo furbetto di chi, al suonare della campanella, si trasforma da primo della classe a ragazzaccio.

Per la prima volta nella mia vita, le mie attenzioni furono subito ricambiate.

Un giorno ricevetti il famoso bigliettino “Ti vuoi mettere con me? Sì. No. Forse.”, che poi io quel forse non l’ho mai capito. Forse nel senso  di “per il momento”?  Forse nel  senso di “ci penso e ti faccio sapere prima possibile”?

Boh. Comunque ci mettemmo insieme.

Mettersi insieme, in quegli anni, era tipo ok, sto insieme a Riccardo ma se mi chiede di tenermi per mano lo lascio perché corre troppo.

Fatto sta che, come al solito, l’unica a rimanerci male fui io.

Dopo due giorni di fidanzamento mi lasciò per Marta, una ragazzina più grande che già detestavo. La cosa strana però è che non mi importava più di tanto ma le mie amiche mi convinsero che dovevo soffrire per questa “perdita”, così passai un intero pomeriggio ascoltando “Disperato” di Marco Masini, tentando di piangere per l’abbandono, ovviamente senza riuscirci.

Il giorno dopo arrivai a scuola con l’aria di chi sa cosa vuol dire aver amato e perso, che grande attrice ero. Le mie amiche mi accerchiarono e, compassionevoli, mi dissero “come stai Glo’?” ed io risposi “eh, ieri ho pianto” e da quel giorno divenni la ragazzina sensibile a cui avevano spezzato il cuore.

Riccardo ora vive a Parigi, ha una fidanzata francese ed è sempre bello.

Il cuore poi me l’hanno spezzato davvero però a 27 anni, poco fa, ma questa è un’altra storia.

Regina del divano 

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